Notte bohémien

Addentrarsi la notte nel Raval, si sa, riserva molte sorprese. Al calare dell’oscurità non solo cambiano luci e colori, ma le strade iniziano a popolarsi di figure difficilmente incontrabili altrove e porte ignorate e chiuse di giorno, diventano accessibili, la vita notturna fiorisce. Ed è in una delle vie più losche e buie del barrio, come una nave fantasma tra le nebbie del mare, che compare nel pieno della sua decadenza, il Marsella.

Since 1820

Tanto, troppo tempo fa, fu il prediletto tra i locali della città. Inaugurato nel lontano 1820 da un marsigliese dedito al commercio d’assenzio, ora resta l’ultimo di un’epoca ormai perduta. La sua sala finemente decorata con pareti foderate in legno ed enormi specchi, i tavolini in marmo e ferro battuto, le credenze e le mensole piene di ordinate bottiglie, le locandine e pubblicità di marche ormai sconosciute, i lampadari di cristallo. Tutto nel Marsella, ha subito l’inesorabile scorrere del tempo, senza nessuno sconto. Polvere e ragnatele, questo è ciò che colpisce di più mettendoci piede dentro. Perchè tutto è rimasto immobile, da tempo indefinito. E la polvere, l’ossido, le macchie di umidità, le ragnatele, sono i testimoni di quasi due secoli di ininterrotta attività, bisogna togliere un strato di polvere spesso un dito, prima di poter immaginare quali furono gli antichi fasti bohémien del locale, allora probabilmente ci racconterebbe di artisti e poeti, di marinai e prostitute o semplicemente di vagabondi in cerca di una facile ubriacatura.

Bar Marsella

Ma ciò che ne fa ancora un posto molto frequentato è che oggi come ieri, si continua a servire assenzio. Il bar dell’assenzio è chiamato e forse questo, è il segreto della sua lunga vita e popolarità.

Piovono caramelle

Sweet rain

Se un qualunque 3 marzo, decidete di fare un giro per le vie di Gracia, assicuratevi di aver con voi almeno un ombrello. Quello a cui potreste assistere è un quantomai bizzarro e curioso fenomeno atmosferico. Unico nel suo genere e noto agli esperti ormai da decenni, consiste infatti in abbondanti precipitazioni sottoforma di piccoli corpuscoli solidi, gommosi o gelatinosi. Costituiti prevalentemente da zuccheri, protetti da coloratissimi involucri plastici, risultano commestibili e ne è ammesso, anzi incoraggiato, il consumo diretto.

Aqui si us plau!

Data la piacevole dolcezza dell’incredibile fenomeno, per assistervi accorrono in migliaia da ogni parte della città. Unico obiettivo apertamente dichiarato, è quello di conseguire la maggior quantità possibile di zuccheri. Difficilmente qualcuno se ne andrà a mani vuote, semmai spesso si è verificato il problema opposto. Conosciute comunemente come caramelle, ne piovono letteralmente quintali. Inoltre la principale accortezza per catturare un bottino di considerevoli dimensioni, sta nella presa dell’ombrello. E’ infatti importante che la concavità del medesimo, sia rivolta verso l’alto, a mo’ di coppa insomma.

El caramel té dolçor, llança'l dolçament!

Mentre lanciatori di caramelle a cavallo e a bordo di carrozze, una via dopo l’altra, avranno profuso dolcezza a volontà; giunte da ciascun quartiere, bande di ottoni e di percussioni inonderanno le strade di ritmo e musica. Ma tra la variopinta folla di ogni età, a spiccare per audacia ed entusiasmo, saranno sicuramente i più piccoli, arditi e pronti a tutto per aggiudicarsi il bottino più dolce.

Candy rain

All’origine di questa festa c’è una storia che risale al 1830 e narra di Josep, un fornaio di Gracia, che affetto da una grave malattia fece una promessa a Sant Medir. Promise infatti che se fosse guarito, il 3 marzo di ogni anno, sarebbe andato il pellegrinaggio al santuario del Santo. Incredibilmente Josep guarì e tanta fu la sua felicità, che uscito per le vie della città, iniziò a regalare dolci e caramelle a chiunque incontrò. Da allora, ogni 3 marzo, gli abitanti di Gracia in ricordo di Josep inondano la città di caramelle.

Altre foto:

Piovono caramelle

Batucada a la Guatlla

Il Cabaret della Guatlla ormai è un appuntamento imperdibile. E neppure questa settimana ha lesinato sorprese. Ad aprire la serata, gli Unidos de Montjuca, un affiatatissimo gruppo di batucada che ha invaso la sala, regalando a tutti i partecipanti un fantastico inizio a ritmo di percussioni.

http://www.myspace.com/unidosdemontjuca

La nave spaziale – Parte II

PARTE SECONDA

Devo farci l’abitudine. Sarà che in Italia, il preponderante dominio televisivo, è riuscito a mutarne il significato; così ormai quasi tutti associano cabaret a recitazione comica. Sarà che in Spagna da tempo immemore ha sempre indicato spettacoli dallo spiccato erotismo. Sta di fatto, che rimasi nuovamente e piacevolmente stupito, quando ad attendermi non trovai nè attori comici dalla fortunata battuta, nè sgambettanti e piumate ballerine.

Presentazioni

Rapidamente, ognuno prese posto dove trovò più opportuno, ogni centimetro quadrato libero, venne occupato. Musicisti dalle maglie a righe, riempirono la sala di musica. Poi uno alla volta, in punta di piedi, gli artisti che a breve si sarebbero esibiti, fecero la loro comparsa sul palco. Ciascuno si presentò a suo modo, lasciando vagamente intuire, la specialità in cui si sarebbe cimentato. Provenienti da ogniddove, alla fine si svelarono, erano loro i fantastici abitanti della nave spaziale?

Sul filo

Ad aprire il cabaret, si presentò un omino in camicia e cravatta dal baffetto simpatico, presto si rivelò essere uno strepitoso funanbolo. Poi l’incantevole Javi alle prese con la sua amata tinozza, in un susseguirsi di gesti e contorsioni, stregò l’intero pubblico. Seguì Vivianne con le sue peripezie aeree, ci fece volare e trattenere il fiato. Sicuramente Lise e Julien, sarebbero rimasti per sempre nel cuore di tutti. Nel romanticissimo numero di mano a mano, costantemente sorretta dalla sovrannaturale forza di Julien, i due si esibirono in un’ipnotica danza, tra passi ed acrobazie al limite di ogni equilibrio immaginabile.

Volare

E ancora giocolieri, acrobati, clown, in un carosello incredibile di emozioni; un numero dopo l’altro, il mirabolante cabaret giunse purtroppo a termine. Racchiuso tra delle pareti di lamiera, distante dagli occhi della città, si era consumato un’incredibile spettacolo, di rara bellezza e coinvolgimento.

Acrobazie in Fa#

Un ultimo appello fu rivolto agli sguardi trasognanti del fortunato pubblico; gli attori della serata, con in mano cappelli, reti e anche con la magica tinozza, chiesero a tutti una libera offerta, in modo che il cabaret potesse continuare ad esistere e regalare nuovamente emozioni.

Pubblico

Lontani dagli omogenizzati della cultura di massa, il cabaret ha ritrovato, o forse non ha mai perso, il suo significato antico e più autentico. Combinando teatro e danza, acrobazie e musica, non continua semplicemente a creare intrattenimento; assomiglia più ad un pentolone in fermento, un continuo ribollire di nuovi linguaggi e sperimentazioni. Grazie Nave Espacial!

G

La nave spaziale – Parte I

PARTE PRIMA

Domenica pomeriggio, ricevo un invito per andare a vedere uno spettacolo di cabaret, gratuito, in un posto chiamato La Nave Espacial. Arrivato in Plaça de les Glories Catalanes, scopro che il cantiere dell’enorme Design Hub, sorge esattamente sulla via che avrei dovuto imboccare, tagliandone l’accesso. Pur passando spesso da Glories, non avevo mai fatto caso a tale dettaglio. Decido di aggirare l’ostacolo, costeggiando l’ancor più imponente Torre Agbar, imbocco la via parallela. Poi volto alla prima traversa, riuscendo così a tornare nell’iniziale via chiusa. E’ bastato così poco, e dalle palme e alti grattacieli, del “nuovo” Poble Nou da cartolina californiana; mi ritrovo circondato da tristi e diroccati capannoni industriali, del Poble Nou dei tempi che furono. Inizio ad intuire che la nave, del nome, celi in realtà un gioco di parole. Nave in spagnolo significa appunto, capannone. La conferma arriva pochi metri più avanti, un simpatico cartellone a forma di disco volante, ne indica l’ingresso.

La Nave Espacial

Una volta dentro, superata un’entrata fiocamente illuminata, mi si aprono dinanzi degli spazi talmente ampi da rimanere disorientati; inizio a muovermi incantato, in questa colorata cattedrale della cultura alternativa. Come in una foresta mai esplorata, ammiro la rigogliosa creatività che mi circonda. Distribuita su più piani, ovunque cresce una folta vegetazione di colori, murales, sculture ed installazioni; frutto dell’ingegno delle menti più disparate. Mi arrampico con lo sguardo nelle parti più alte, lì si intravedono le luci di alcune abitazioni celate da lunghi tendaggi bianchi. Cerco con lo sguardo tra la folla, le facce dei misteriosi abitanti.

Nave

Intanto drappelli di spettatori, restano ammaliati da variopinti ammaestratori di bolle di sapone giganti; nel frattempo una festosa banda, diffonde musica allegra nell’aria. Perso in questa fiera dello staordinario, contemplo la magia che si è compiuta nel ridare vita ad uno spazio, destinato altrimenti all’oblio.

Biglietti

Poco più in là, serpeggia la coda delle persone in attesa della propria birra, altri invece iniziano a degustare, gustosi piatti rigorosamente vegani. Dall’altro lato del bancone, ragazze scattanti si danno da fare nel servire tutti. Il cartello comunica anche la disponibilità di the e pasticcini, il tutto a prezzi più che popolari.

Trova la sigaretta

E mentre ispirato, prendo in considerazione l’idea di rifocillarmi anch’io, una voce annuncia l’inizio. Si aprono quindi le pesanti tende che fino ad allora avevano celato la presenza di un’altra sala. La folla sentitasi chiamata in causa, si accalca per entrare, comincia lo spettacolo.

G



Tucco’s

tucco's

Barcelona non è certo una città che scarseggia di locali in cui rifocillarsi, anzi. Il problema semmai è il contrario. Una delle tante differenze, che mi piace pensare esistano tra turisti e chi ci vive, è che i secondi si spera, sappiano dove rimpinzarsi lo stomaco bene e a buon prezzo. La filosofia è insomma un po’ quella del dimmi quanti posti conosci dove mangiare, e ti dirò quanto conosci la città. Premesso ciò, confesso che la mia mappa culinaria della città non è nè vasta nè costellata di locali, sono però sufficienti a soddisfare quasi ogni palato ed occasione. Tucco fa parte di questi.

tucco's 2

Anche se in pieno centro, incontrare questo piccolo locale non è affatto facile. Ho amici che pur vivendo da anni in città, ne ignoravano completamente l’esistenza. Tucco fa cucina argentina, per chi lo ignorasse la cultura culinaria del suddetto paese, è quanto di più vicino ci possa essere, a piatti preparati da schiere di mamme e nonne italiane. La vetrina abbonda di lasagne, cannelloni ed altri squisiti manicaretti. Il pezzo forte però è la ravioleria artigianale, parliamo infatti di ravioli fatti al momento, ripieni e conditi, secondo i nostri gusti. Da mangiare sul posto o da portare via, il tutto per meno di quattro euro. Ordino la mia bella ración di ravioli ricotta, spinaci e pinoli, con salsa al pesto.

Ravioles tucco

Rimango sempre stupito da cosa si possa celare a due passi dalle Ramblas. Termino qui, prima di iniziare la mia solita crociata anti McDonald’s ed affini.

Galleria

La via dei super eroi

Ero a spasso per Gracia.  Nella passeggiata incappai in questa strada a dir poco singolare. Una via in cui nessun malvivente vorrebbe mai metterci piede..