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Notte bohémien

Addentrarsi la notte nel Raval, si sa, riserva molte sorprese. Al calare dell’oscurità non solo cambiano luci e colori, ma le strade iniziano a popolarsi di figure difficilmente incontrabili altrove e porte ignorate e chiuse di giorno, diventano accessibili, la vita notturna fiorisce. Ed è in una delle vie più losche e buie del barrio, come una nave fantasma tra le nebbie del mare, che compare nel pieno della sua decadenza, il Marsella.

Since 1820

Tanto, troppo tempo fa, fu il prediletto tra i locali della città. Inaugurato nel lontano 1820 da un marsigliese dedito al commercio d’assenzio, ora resta l’ultimo di un’epoca ormai perduta. La sua sala finemente decorata con pareti foderate in legno ed enormi specchi, i tavolini in marmo e ferro battuto, le credenze e le mensole piene di ordinate bottiglie, le locandine e pubblicità di marche ormai sconosciute, i lampadari di cristallo. Tutto nel Marsella, ha subito l’inesorabile scorrere del tempo, senza nessuno sconto. Polvere e ragnatele, questo è ciò che colpisce di più mettendoci piede dentro. Perchè tutto è rimasto immobile, da tempo indefinito. E la polvere, l’ossido, le macchie di umidità, le ragnatele, sono i testimoni di quasi due secoli di ininterrotta attività, bisogna togliere un strato di polvere spesso un dito, prima di poter immaginare quali furono gli antichi fasti bohémien del locale, allora probabilmente ci racconterebbe di artisti e poeti, di marinai e prostitute o semplicemente di vagabondi in cerca di una facile ubriacatura.

Bar Marsella

Ma ciò che ne fa ancora un posto molto frequentato è che oggi come ieri, si continua a servire assenzio. Il bar dell’assenzio è chiamato e forse questo, è il segreto della sua lunga vita e popolarità.

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Batucada a la Guatlla

Il Cabaret della Guatlla ormai è un appuntamento imperdibile. E neppure questa settimana ha lesinato sorprese. Ad aprire la serata, gli Unidos de Montjuca, un affiatatissimo gruppo di batucada che ha invaso la sala, regalando a tutti i partecipanti un fantastico inizio a ritmo di percussioni.

http://www.myspace.com/unidosdemontjuca

La nave spaziale – Parte II

PARTE SECONDA

Devo farci l’abitudine. Sarà che in Italia, il preponderante dominio televisivo, è riuscito a mutarne il significato; così ormai quasi tutti associano cabaret a recitazione comica. Sarà che in Spagna da tempo immemore ha sempre indicato spettacoli dallo spiccato erotismo. Sta di fatto, che rimasi nuovamente e piacevolmente stupito, quando ad attendermi non trovai nè attori comici dalla fortunata battuta, nè sgambettanti e piumate ballerine.

Presentazioni

Rapidamente, ognuno prese posto dove trovò più opportuno, ogni centimetro quadrato libero, venne occupato. Musicisti dalle maglie a righe, riempirono la sala di musica. Poi uno alla volta, in punta di piedi, gli artisti che a breve si sarebbero esibiti, fecero la loro comparsa sul palco. Ciascuno si presentò a suo modo, lasciando vagamente intuire, la specialità in cui si sarebbe cimentato. Provenienti da ogniddove, alla fine si svelarono, erano loro i fantastici abitanti della nave spaziale?

Sul filo

Ad aprire il cabaret, si presentò un omino in camicia e cravatta dal baffetto simpatico, presto si rivelò essere uno strepitoso funanbolo. Poi l’incantevole Javi alle prese con la sua amata tinozza, in un susseguirsi di gesti e contorsioni, stregò l’intero pubblico. Seguì Vivianne con le sue peripezie aeree, ci fece volare e trattenere il fiato. Sicuramente Lise e Julien, sarebbero rimasti per sempre nel cuore di tutti. Nel romanticissimo numero di mano a mano, costantemente sorretta dalla sovrannaturale forza di Julien, i due si esibirono in un’ipnotica danza, tra passi ed acrobazie al limite di ogni equilibrio immaginabile.

Volare

E ancora giocolieri, acrobati, clown, in un carosello incredibile di emozioni; un numero dopo l’altro, il mirabolante cabaret giunse purtroppo a termine. Racchiuso tra delle pareti di lamiera, distante dagli occhi della città, si era consumato un’incredibile spettacolo, di rara bellezza e coinvolgimento.

Acrobazie in Fa#

Un ultimo appello fu rivolto agli sguardi trasognanti del fortunato pubblico; gli attori della serata, con in mano cappelli, reti e anche con la magica tinozza, chiesero a tutti una libera offerta, in modo che il cabaret potesse continuare ad esistere e regalare nuovamente emozioni.

Pubblico

Lontani dagli omogenizzati della cultura di massa, il cabaret ha ritrovato, o forse non ha mai perso, il suo significato antico e più autentico. Combinando teatro e danza, acrobazie e musica, non continua semplicemente a creare intrattenimento; assomiglia più ad un pentolone in fermento, un continuo ribollire di nuovi linguaggi e sperimentazioni. Grazie Nave Espacial!

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La nave spaziale – Parte I

PARTE PRIMA

Domenica pomeriggio, ricevo un invito per andare a vedere uno spettacolo di cabaret, gratuito, in un posto chiamato La Nave Espacial. Arrivato in Plaça de les Glories Catalanes, scopro che il cantiere dell’enorme Design Hub, sorge esattamente sulla via che avrei dovuto imboccare, tagliandone l’accesso. Pur passando spesso da Glories, non avevo mai fatto caso a tale dettaglio. Decido di aggirare l’ostacolo, costeggiando l’ancor più imponente Torre Agbar, imbocco la via parallela. Poi volto alla prima traversa, riuscendo così a tornare nell’iniziale via chiusa. E’ bastato così poco, e dalle palme e alti grattacieli, del “nuovo” Poble Nou da cartolina californiana; mi ritrovo circondato da tristi e diroccati capannoni industriali, del Poble Nou dei tempi che furono. Inizio ad intuire che la nave, del nome, celi in realtà un gioco di parole. Nave in spagnolo significa appunto, capannone. La conferma arriva pochi metri più avanti, un simpatico cartellone a forma di disco volante, ne indica l’ingresso.

La Nave Espacial

Una volta dentro, superata un’entrata fiocamente illuminata, mi si aprono dinanzi degli spazi talmente ampi da rimanere disorientati; inizio a muovermi incantato, in questa colorata cattedrale della cultura alternativa. Come in una foresta mai esplorata, ammiro la rigogliosa creatività che mi circonda. Distribuita su più piani, ovunque cresce una folta vegetazione di colori, murales, sculture ed installazioni; frutto dell’ingegno delle menti più disparate. Mi arrampico con lo sguardo nelle parti più alte, lì si intravedono le luci di alcune abitazioni celate da lunghi tendaggi bianchi. Cerco con lo sguardo tra la folla, le facce dei misteriosi abitanti.

Nave

Intanto drappelli di spettatori, restano ammaliati da variopinti ammaestratori di bolle di sapone giganti; nel frattempo una festosa banda, diffonde musica allegra nell’aria. Perso in questa fiera dello staordinario, contemplo la magia che si è compiuta nel ridare vita ad uno spazio, destinato altrimenti all’oblio.

Biglietti

Poco più in là, serpeggia la coda delle persone in attesa della propria birra, altri invece iniziano a degustare, gustosi piatti rigorosamente vegani. Dall’altro lato del bancone, ragazze scattanti si danno da fare nel servire tutti. Il cartello comunica anche la disponibilità di the e pasticcini, il tutto a prezzi più che popolari.

Trova la sigaretta

E mentre ispirato, prendo in considerazione l’idea di rifocillarmi anch’io, una voce annuncia l’inizio. Si aprono quindi le pesanti tende che fino ad allora avevano celato la presenza di un’altra sala. La folla sentitasi chiamata in causa, si accalca per entrare, comincia lo spettacolo.

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Samba do Mar

Stasera avevo intenzione di visitare la famigerata Guatlla, stasera compie un anno di vita. Fa freddo, troppo. M’incammino da Carrer del Blai, in direzione di Plaça de Espanya, da lì il piano è addentrarmi nel Montjuic, in una ricerca al buio. Inizia a piovere, perfetto. Più cammino, più il freddo penetra nelle ossa, più i miei passi si fanno via via più corti. Vibra il cellulare, con un messaggio la mia amica m’informa di un cambio di destinazione. Trascinata dal gruppo di capoeria andrà in un piccolo bar in Carrer Ample, il Chekere Jazz. Sono salvo dalla scalata, la Guattla sarà per un’altra volta.

Samba Do Mar

Bisogna percorre Carrer Ample fino quasi alla fine, in fondo si intravede l’imponente sede de los Correos. Poi un capannello di persone, trovato. Il bar è stracolmo di persone in attesa, individuo la mia amica. E’ ranicchiata a terra davanti l’unico spiazzo libero del locale, la raggiungo.  Tempo pochi secondi, ed i suoi amici della capoeria prendono posto: stasera balli brasiliani e samba!

Samba do mar

Mi guardo meglio in giro, la maggior parte del pubblico è composto da brasiliani, il bar deve essere il loro ritrovo abituale. Inizia la musica, piedi tenuti a freno fino a quel momento, non riescono a trattenersi ulteriormente.

Samba do mar 3

Chekere, un altro tassello della vita barcellonese.

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Can Lluís

Can luiss

Il Can Lluís è un bar, che passandoci davanti,  non ti passerebbe mai per la testa di metterci piede. Entrando, si ha la visuale del bancone, è pieno zeppa di arzilli vecchietti, intenti a sorseggiare vino e a raccontarsi aneddoti. E’ la loro casa da lungo tempo. Alle volte, verso metà serata, qualche curioso fa capolino, da un’occhiata rapida, un giro, e desolato se ne va. Ecco però che verso tardi, sul far della mezzanotte, la porta improvvisamente inizia a riversare persone, molte hanno con se custodie rigide nere, sono musicisti, stanchi in cerca di un po’ di relax. Nel frattempo gli anziani clienti si alzano, si muovono in direzione del separè. Serve a nascondere da sguardi indiscreti, pianoforti, bassi, chitarre ed un’inimitabile batteria improvvisata. C’è persino un ripostiglio con ogni genere di strumento a fiato o a percussione. I vecchiettini intanto hanno preso posto, il solito scambio di sguardi di una vita e musica! Perchè loro le note, ce l’hanno nelle vene, sono tutti anziani musicisti. E ti regaleranno il miglior concerto della tua vita.

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