Altre sorprese dal Montjuic

Della Guatlla, ne sentii parlare la prima volta, giusto poco prima di Natale. Al dire il vero non ne conoscevo il nome e neppure l’esatta ubicazione. Sapevo però che esisteva e che tipo di attività promuoveva, una visita non poteva di certo mancare. Tra impegni e giorni piuttosto gelidi, ero riuscito a scovare solo di recente, la sua posizione all’interno del Montjuic. L’occasione infine, non si è fatta attendere. La casualità di una locandina, più la coincidenza con un fine settimana non particolarmente impegnato, ed eccomi finalmente nel Níu De La Guatlla. L’oscurità della sera quasi cela la stupenda facciata. Ahimè, per ammirare al meglio i suoi sgargianti colori, dovrò tornarci un altro giorno. A lato poi, c’è una piccola porta aperta, una luce fa capolino. E mentre un gruppetto si appresta ad entrare, faccio anch’io il mio timido ingresso.

Guatlla

Attraverso uno stretto corridoio, guidato dal brusio e dai suoni, poi giù per delle scale per il seminterrato. Un’altra esplosione di colori e forme, da rimanere piacevolmente sorpresi. Lo spazio appena scoperto, noto con piacere, è il più grande che abbia visto a Barcelona. Nella sala domina il palco del teatro, nel lato opposto invece iniziano a servire la cena, gratuita e vegana. Ovunque brulica di persone in paziente attesa dello spettacolo. La serata prevede un “Cabaret de Circo y Música” con artisti nazionali ed internazionali, cena a volonta e buona musica. La locandina riporta anche che il ricavato delle offerte libere, verrà devoluto ad un collettivo amico in difficoltà.

Inizia lo spettacolo

Inizia lo spettacolo. Un simpatico e pimpante presentatore, ci guida da un artista all’altro, per tutta la durata del cabaret. Acrobati, giocolieri e clown sono tutti incredibilmente bravi, da restare a bocca aperta tutto il tempo.

Mutaforma

Insomma questa è la Guatlla, come recita il suo manifesto, è molto più che una casa, è uno spazio libero. Un importante punto di incontro per artisti, acrobati e musicisti. La sua offerta culturale gratuita, è acqua fresca, in questa città che per disgrazia, non abbonda più di tali proposte.

Altre foto:

El Niu De La Guatlla

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La strana fauna del Montjuic

Fauna del Montjuic 2

Se una mattina soleggiata decidete di percorrere i sentieri che iniziano da Parallel e che si diramano per tutto il Montjuic, oltre ad una piacevole e salutare passeggiata, ecco alcuni degli strani incontri che potreste avere.

La fauna del Montjuic 1

Samba do Mar

Stasera avevo intenzione di visitare la famigerata Guatlla, stasera compie un anno di vita. Fa freddo, troppo. M’incammino da Carrer del Blai, in direzione di Plaça de Espanya, da lì il piano è addentrarmi nel Montjuic, in una ricerca al buio. Inizia a piovere, perfetto. Più cammino, più il freddo penetra nelle ossa, più i miei passi si fanno via via più corti. Vibra il cellulare, con un messaggio la mia amica m’informa di un cambio di destinazione. Trascinata dal gruppo di capoeria andrà in un piccolo bar in Carrer Ample, il Chekere Jazz. Sono salvo dalla scalata, la Guattla sarà per un’altra volta.

Samba Do Mar

Bisogna percorre Carrer Ample fino quasi alla fine, in fondo si intravede l’imponente sede de los Correos. Poi un capannello di persone, trovato. Il bar è stracolmo di persone in attesa, individuo la mia amica. E’ ranicchiata a terra davanti l’unico spiazzo libero del locale, la raggiungo.  Tempo pochi secondi, ed i suoi amici della capoeria prendono posto: stasera balli brasiliani e samba!

Samba do mar

Mi guardo meglio in giro, la maggior parte del pubblico è composto da brasiliani, il bar deve essere il loro ritrovo abituale. Inizia la musica, piedi tenuti a freno fino a quel momento, non riescono a trattenersi ulteriormente.

Samba do mar 3

Chekere, un altro tassello della vita barcellonese.

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Can Lluís

Can luiss

Il Can Lluís è un bar, che passandoci davanti,  non ti passerebbe mai per la testa di metterci piede. Entrando, si ha la visuale del bancone, è pieno zeppa di arzilli vecchietti, intenti a sorseggiare vino e a raccontarsi aneddoti. E’ la loro casa da lungo tempo. Alle volte, verso metà serata, qualche curioso fa capolino, da un’occhiata rapida, un giro, e desolato se ne va. Ecco però che verso tardi, sul far della mezzanotte, la porta improvvisamente inizia a riversare persone, molte hanno con se custodie rigide nere, sono musicisti, stanchi in cerca di un po’ di relax. Nel frattempo gli anziani clienti si alzano, si muovono in direzione del separè. Serve a nascondere da sguardi indiscreti, pianoforti, bassi, chitarre ed un’inimitabile batteria improvvisata. C’è persino un ripostiglio con ogni genere di strumento a fiato o a percussione. I vecchiettini intanto hanno preso posto, il solito scambio di sguardi di una vita e musica! Perchè loro le note, ce l’hanno nelle vene, sono tutti anziani musicisti. E ti regaleranno il miglior concerto della tua vita.

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La notte dei diavoli danzanti

Arrivano quelli cattivi cattivi

Quando me ne arrivò voce, non sapevo bene cosa aspettarmi, la curiosità però era tanta. Era una giornata abbastanza calda, decisi quindi di restare in t-shirt, decisione che ahimè, si rivelò non particolarmente felice. Il sole era prossimo al tramonto e una folla allegra e tumultuosa si accalcava nella piazza davanti al mercato di Santa Caterina, si estendeva fino alla cattedrale, lambiva la Via Laietana per tutta la sua lunghezza, fino al porto vecchio. Un brusio d’attesa sembrava permeare l’intera città. Dettaglio che non tardò a sfuggirmi, è che tutti, con veramente poche eccezzioni, indossavano vestiti troppo pesanti per il clima. Ovunque felpe, cappelli, cappucci, bandane, guanti, occhiali di protezione. In particolare i più giovani si erano dati da fare a coprire con estrema dovizia, ogni centimetro della propria pelle. Notai solo allora, l’imponente struttura in fondo alla piazza; con i suoi maestosi draghi, alto si erigeva il Portale dell’Inferno. Iniziai a presagire che stava per scatenarsi qualcosa di veramente grosso. Intanto anche gli ultimi raggi di sole si ritirarono dietro le montagne. L’orologio della piazza rintoccò le otto, l’attenzione fu di colpo tutta per il Portale. Mi feci largo tra la folla, arrivare in prima fila, fu più facile del previsto.

Da lontano iniziò a giungere un battito sommesso e regolare di decine, anzi di centinaia di percussioni che battevano all’unisono. Era il lento respiro di un esercito pronto a mettersi in marcia. Si udì uno screpitio di scintille, partì un innesco. Il Portale s’infiammò illuminando a giorno la città. Silenzio. Poi i dragoni mestamente placarono la loro furia di fuoco, le porte dell’Inferno s’aprirono.

El diablo vi brucerà

E mentre dubitavo delle recenti scelte, la mia pelle venne accarezzata da una folata di calore, poi il Portale iniziò a vomitare creature rimaste a lungo in attesa. Una fauna di demoni, draghi e macchine incendiarie, impossibile da descrivere, iniziò a riversarsi nella città. Ogni demone, ogni correfoc, possedeva un bastone fiammante dal quale scaturiva una pioggia di scintille, correvano ovunque all’impazzata. La folla non rimase a guardare ulteriormente, a gruppi si misero a ballare e saltare attorno ai correfocs seguendoli nella loro folle corsa a ritmo dei tamburi battenti. Per tutta la notte il Portale continuò a riversare impetuoso fiamme, tamburi e correfocs. Celebrati dalla popolazione, in un’adrenalinica danza di fuoco.

La nit dels correfocs!

Il ballo dei diavoli, los Ball de diable, è un’antichissima tradizione catalana, risale infatti al XII secolo. Conosciuti oggi come correfocs, tornarono a nuova vita con la fine della dittatura, come tante altre tradizioni di questa terra.

Il re è qui

Il re è qui

Carrer de la Princesa è una via piena di chiassosi bar, negozi d’ogni genere, ma soprattutto di ottime pasticcerie e cioccolaterie. Nessun goloso degno di tale nome, può farsele sfuggire. E’ quindi perfettamente normale che il re possa passare inosservato. La sua apertura risale al lontano 1881, riporta una piastra commemorativa davanti all’ingresso, gesto d’affetto dei barcellonesi. Entrando la porta fa suonare una piccola campana. Ci si rende subito conto, che il tempo non ne ha minimamente scalfito l’essenza, anzi ne ha amplificato fascino e mistero. E’ una stanzetta, piccola non molto illuminata, però le sue mensole contengono il sogno di ogni prestigiatore, mago, illusionista. Un’anziana signora sbuca da dietro delle pesanti tende di velluto. Gentile ti guiderà nei magici acquisti.

Lunedì, 1 Giugno 2009

 

E l’acqua scivola, poi placida, su di un’altra foglia si raccoglie;
brilla nell’aria calda, la terra nel vaso, è secca.
Poi ricade, si sparge, allaga, disseta; lenta scompare.
Nulla al caso.

E come ipnotizzato ne verso dell’altra, catalizza la mente,
ordina i flussi, veloci scorrono pensieri inquieti.
La terra è umida. Dal fondo del vaso, piccole perle cadono nel vuoto.
Scelte.

Alcune gocce rimbalzano sulla ruggine di un balcone più in basso,
altre si schiantano dirette tra la folla indifferente.
Più in là, artisti ammaliano drappelli di spensierati turisti.
Bilanci.

I garofani non profumano più, ormai è tempo di partire.
Il sole è forte, del rosso sgargiante non restano che pochi petali appassiti.
Stesso destino attende ai ricordi?

E saranno solo aneddoti in formaldeide.

G