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Batucada a la Guatlla

Il Cabaret della Guatlla ormai è un appuntamento imperdibile. E neppure questa settimana ha lesinato sorprese. Ad aprire la serata, gli Unidos de Montjuca, un affiatatissimo gruppo di batucada che ha invaso la sala, regalando a tutti i partecipanti un fantastico inizio a ritmo di percussioni.

http://www.myspace.com/unidosdemontjuca

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La nave spaziale – Parte II

PARTE SECONDA

Devo farci l’abitudine. Sarà che in Italia, il preponderante dominio televisivo, è riuscito a mutarne il significato; così ormai quasi tutti associano cabaret a recitazione comica. Sarà che in Spagna da tempo immemore ha sempre indicato spettacoli dallo spiccato erotismo. Sta di fatto, che rimasi nuovamente e piacevolmente stupito, quando ad attendermi non trovai nè attori comici dalla fortunata battuta, nè sgambettanti e piumate ballerine.

Presentazioni

Rapidamente, ognuno prese posto dove trovò più opportuno, ogni centimetro quadrato libero, venne occupato. Musicisti dalle maglie a righe, riempirono la sala di musica. Poi uno alla volta, in punta di piedi, gli artisti che a breve si sarebbero esibiti, fecero la loro comparsa sul palco. Ciascuno si presentò a suo modo, lasciando vagamente intuire, la specialità in cui si sarebbe cimentato. Provenienti da ogniddove, alla fine si svelarono, erano loro i fantastici abitanti della nave spaziale?

Sul filo

Ad aprire il cabaret, si presentò un omino in camicia e cravatta dal baffetto simpatico, presto si rivelò essere uno strepitoso funanbolo. Poi l’incantevole Javi alle prese con la sua amata tinozza, in un susseguirsi di gesti e contorsioni, stregò l’intero pubblico. Seguì Vivianne con le sue peripezie aeree, ci fece volare e trattenere il fiato. Sicuramente Lise e Julien, sarebbero rimasti per sempre nel cuore di tutti. Nel romanticissimo numero di mano a mano, costantemente sorretta dalla sovrannaturale forza di Julien, i due si esibirono in un’ipnotica danza, tra passi ed acrobazie al limite di ogni equilibrio immaginabile.

Volare

E ancora giocolieri, acrobati, clown, in un carosello incredibile di emozioni; un numero dopo l’altro, il mirabolante cabaret giunse purtroppo a termine. Racchiuso tra delle pareti di lamiera, distante dagli occhi della città, si era consumato un’incredibile spettacolo, di rara bellezza e coinvolgimento.

Acrobazie in Fa#

Un ultimo appello fu rivolto agli sguardi trasognanti del fortunato pubblico; gli attori della serata, con in mano cappelli, reti e anche con la magica tinozza, chiesero a tutti una libera offerta, in modo che il cabaret potesse continuare ad esistere e regalare nuovamente emozioni.

Pubblico

Lontani dagli omogenizzati della cultura di massa, il cabaret ha ritrovato, o forse non ha mai perso, il suo significato antico e più autentico. Combinando teatro e danza, acrobazie e musica, non continua semplicemente a creare intrattenimento; assomiglia più ad un pentolone in fermento, un continuo ribollire di nuovi linguaggi e sperimentazioni. Grazie Nave Espacial!

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La nave spaziale – Parte I

PARTE PRIMA

Domenica pomeriggio, ricevo un invito per andare a vedere uno spettacolo di cabaret, gratuito, in un posto chiamato La Nave Espacial. Arrivato in Plaça de les Glories Catalanes, scopro che il cantiere dell’enorme Design Hub, sorge esattamente sulla via che avrei dovuto imboccare, tagliandone l’accesso. Pur passando spesso da Glories, non avevo mai fatto caso a tale dettaglio. Decido di aggirare l’ostacolo, costeggiando l’ancor più imponente Torre Agbar, imbocco la via parallela. Poi volto alla prima traversa, riuscendo così a tornare nell’iniziale via chiusa. E’ bastato così poco, e dalle palme e alti grattacieli, del “nuovo” Poble Nou da cartolina californiana; mi ritrovo circondato da tristi e diroccati capannoni industriali, del Poble Nou dei tempi che furono. Inizio ad intuire che la nave, del nome, celi in realtà un gioco di parole. Nave in spagnolo significa appunto, capannone. La conferma arriva pochi metri più avanti, un simpatico cartellone a forma di disco volante, ne indica l’ingresso.

La Nave Espacial

Una volta dentro, superata un’entrata fiocamente illuminata, mi si aprono dinanzi degli spazi talmente ampi da rimanere disorientati; inizio a muovermi incantato, in questa colorata cattedrale della cultura alternativa. Come in una foresta mai esplorata, ammiro la rigogliosa creatività che mi circonda. Distribuita su più piani, ovunque cresce una folta vegetazione di colori, murales, sculture ed installazioni; frutto dell’ingegno delle menti più disparate. Mi arrampico con lo sguardo nelle parti più alte, lì si intravedono le luci di alcune abitazioni celate da lunghi tendaggi bianchi. Cerco con lo sguardo tra la folla, le facce dei misteriosi abitanti.

Nave

Intanto drappelli di spettatori, restano ammaliati da variopinti ammaestratori di bolle di sapone giganti; nel frattempo una festosa banda, diffonde musica allegra nell’aria. Perso in questa fiera dello staordinario, contemplo la magia che si è compiuta nel ridare vita ad uno spazio, destinato altrimenti all’oblio.

Biglietti

Poco più in là, serpeggia la coda delle persone in attesa della propria birra, altri invece iniziano a degustare, gustosi piatti rigorosamente vegani. Dall’altro lato del bancone, ragazze scattanti si danno da fare nel servire tutti. Il cartello comunica anche la disponibilità di the e pasticcini, il tutto a prezzi più che popolari.

Trova la sigaretta

E mentre ispirato, prendo in considerazione l’idea di rifocillarmi anch’io, una voce annuncia l’inizio. Si aprono quindi le pesanti tende che fino ad allora avevano celato la presenza di un’altra sala. La folla sentitasi chiamata in causa, si accalca per entrare, comincia lo spettacolo.

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Altre sorprese dal Montjuic

Della Guatlla, ne sentii parlare la prima volta, giusto poco prima di Natale. Al dire il vero non ne conoscevo il nome e neppure l’esatta ubicazione. Sapevo però che esisteva e che tipo di attività promuoveva, una visita non poteva di certo mancare. Tra impegni e giorni piuttosto gelidi, ero riuscito a scovare solo di recente, la sua posizione all’interno del Montjuic. L’occasione infine, non si è fatta attendere. La casualità di una locandina, più la coincidenza con un fine settimana non particolarmente impegnato, ed eccomi finalmente nel Níu De La Guatlla. L’oscurità della sera quasi cela la stupenda facciata. Ahimè, per ammirare al meglio i suoi sgargianti colori, dovrò tornarci un altro giorno. A lato poi, c’è una piccola porta aperta, una luce fa capolino. E mentre un gruppetto si appresta ad entrare, faccio anch’io il mio timido ingresso.

Guatlla

Attraverso uno stretto corridoio, guidato dal brusio e dai suoni, poi giù per delle scale per il seminterrato. Un’altra esplosione di colori e forme, da rimanere piacevolmente sorpresi. Lo spazio appena scoperto, noto con piacere, è il più grande che abbia visto a Barcelona. Nella sala domina il palco del teatro, nel lato opposto invece iniziano a servire la cena, gratuita e vegana. Ovunque brulica di persone in paziente attesa dello spettacolo. La serata prevede un “Cabaret de Circo y Música” con artisti nazionali ed internazionali, cena a volonta e buona musica. La locandina riporta anche che il ricavato delle offerte libere, verrà devoluto ad un collettivo amico in difficoltà.

Inizia lo spettacolo

Inizia lo spettacolo. Un simpatico e pimpante presentatore, ci guida da un artista all’altro, per tutta la durata del cabaret. Acrobati, giocolieri e clown sono tutti incredibilmente bravi, da restare a bocca aperta tutto il tempo.

Mutaforma

Insomma questa è la Guatlla, come recita il suo manifesto, è molto più che una casa, è uno spazio libero. Un importante punto di incontro per artisti, acrobati e musicisti. La sua offerta culturale gratuita, è acqua fresca, in questa città che per disgrazia, non abbonda più di tali proposte.

Altre foto:

El Niu De La Guatlla

Samba do Mar

Stasera avevo intenzione di visitare la famigerata Guatlla, stasera compie un anno di vita. Fa freddo, troppo. M’incammino da Carrer del Blai, in direzione di Plaça de Espanya, da lì il piano è addentrarmi nel Montjuic, in una ricerca al buio. Inizia a piovere, perfetto. Più cammino, più il freddo penetra nelle ossa, più i miei passi si fanno via via più corti. Vibra il cellulare, con un messaggio la mia amica m’informa di un cambio di destinazione. Trascinata dal gruppo di capoeria andrà in un piccolo bar in Carrer Ample, il Chekere Jazz. Sono salvo dalla scalata, la Guattla sarà per un’altra volta.

Samba Do Mar

Bisogna percorre Carrer Ample fino quasi alla fine, in fondo si intravede l’imponente sede de los Correos. Poi un capannello di persone, trovato. Il bar è stracolmo di persone in attesa, individuo la mia amica. E’ ranicchiata a terra davanti l’unico spiazzo libero del locale, la raggiungo.  Tempo pochi secondi, ed i suoi amici della capoeria prendono posto: stasera balli brasiliani e samba!

Samba do mar

Mi guardo meglio in giro, la maggior parte del pubblico è composto da brasiliani, il bar deve essere il loro ritrovo abituale. Inizia la musica, piedi tenuti a freno fino a quel momento, non riescono a trattenersi ulteriormente.

Samba do mar 3

Chekere, un altro tassello della vita barcellonese.

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Can Lluís

Can luiss

Il Can Lluís è un bar, che passandoci davanti,  non ti passerebbe mai per la testa di metterci piede. Entrando, si ha la visuale del bancone, è pieno zeppa di arzilli vecchietti, intenti a sorseggiare vino e a raccontarsi aneddoti. E’ la loro casa da lungo tempo. Alle volte, verso metà serata, qualche curioso fa capolino, da un’occhiata rapida, un giro, e desolato se ne va. Ecco però che verso tardi, sul far della mezzanotte, la porta improvvisamente inizia a riversare persone, molte hanno con se custodie rigide nere, sono musicisti, stanchi in cerca di un po’ di relax. Nel frattempo gli anziani clienti si alzano, si muovono in direzione del separè. Serve a nascondere da sguardi indiscreti, pianoforti, bassi, chitarre ed un’inimitabile batteria improvvisata. C’è persino un ripostiglio con ogni genere di strumento a fiato o a percussione. I vecchiettini intanto hanno preso posto, il solito scambio di sguardi di una vita e musica! Perchè loro le note, ce l’hanno nelle vene, sono tutti anziani musicisti. E ti regaleranno il miglior concerto della tua vita.

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